LA RETE VIRTUALE Rilevanza psico-sociale e problemi metodologici dello studio dell'interazione in ambienti di realta' virtuale distribuita


Prima parte
Seconda parte

Carlo Galimberti(Ist. di Psicologia, Universita' degli Studi di Cagliari - CSRF, Universita' Cattolica del Sacro Cuore - Milano - Groupe de recherche sur la communication - Universita' di Nancy II - France), Giuseppe Riva(Dipartimento di Psicologia, Universita' Cattolica del Sacro Cuore - Milano)

RIASSUNTO: Il contributo analizza le ragioni di un approccio allo studio dell'interazione in ambienti di realta' virtuale distribuita fondato sull'analisi delle conversazioni che intercorrono tra i partecipanti a tali interazioni. Dopo aver presentato l'attuale situazione di scambio reciproco in atto sul piano delle metafore concettuali tra ricerca sull'interazione e nuove tecnologie di comunicazione - multimedialita' e realta' virtuale - il contributo si sofferma sugli aspetti specifici della ricerca psico-sociale, sui fenomeni interattivi. In sede conclusiva, viene dato spazio ad alcuni problemi che caratterizzano lo studio dell'interazione comunicativa in ambienti di realta' virtuale distribuita ed alle rispettive ipotesi di soluzione.
ABSTRACT:
The paper offers some evidence to a plea for a psychosocial approach to virtual reality networking interaction. Progressive shift from communication to conversation in social psychology research is shown and relevance of conversational analysis for the field is discussed. Problems dealing with virtual reality networking interaction studying are discussed and some possible solutions are shown.
Keywords: interaction; conversation; communication; networked virtual reality.

Premessa

Uno dei capitoli fondamentali della riflessione di Heidegger sul linguaggio si apre con un'affermazione paradossale: (1959). un'ideale prosecuzione del discorso heideggeriano - su toni piu' temperati e meno perentori - puo' essere trovata in un'asserzione di Bachtin, secondo il quale (Volosinov, 1976) l'affermazione del linguaggio come orizzonte ineludibile dell'esperienza umana e il riconoscimento della sua natura di attivita' sociale, sovraindividuale costituiscono due punti fermi della ricerca psicosociale, anche se non sempre adeguatamente tenuti in conto sul piano metodologico. La consapevolezza che l'atto di parola viene giocato nell'interazione, condiviso e dialogato anche quando assume la forma del monologo, anche quando e' guidato dall'intenzione di nascondere qualcosa alla comprensione dell'altro, e' ormai parte della cosapevolezza del ricercatore psicosociale. E proprio il desiderio di fare luce su questa attivita' di condivisione sta orientando sempre piu' la ricerca verso la conversazione, ossia verso l'ambito naturale in cui tale attivita' si realizza, per comprendere le ragioni che ne fanno una forma dell'azione sociale. Alla luce dei contributi piu' recenti, tale comprensione sembra richiedere un lavoro di articolazione continua di piu' livelli di analisi e l'alternanza di prospettive differenti per considerare i fenomeni conversazionali in termini psicosociali, pragmatici, cognitivi, di logica del quotidiano. In questo senso, allora, l'analisi delle conversazioni diviene lo strumento attraverso il quale costruire dei modelli dell'interlocuzione per elaborare ipotesi esplicative a proposito degli eventi sociali che, secondo Bachtin, costituiscono la fenomenologia dell'interazione. In questo lavoro vorrei mettere a fuoco le possibilita' che l'analisi delle conversazioni - intesa come metodo di produzione di dati di livello interattivo e insieme di tecniche di analisi di tali dati - puo' attualmente offrire allo studio dei principali problemi che si presentano a chi guarda con un interesse psicosociale ai processi di interazione in ambienti di realta' virtuale distribuita. Prima di affrontare direttamente la questione, formulando problemi e approcci possibili, ritengo opportuno dare spazio ai presupposti dell'incontro attualmente in corso tra ricerca sull'interazione comunicativa e studio dell'interazione in ambienti virtuali.

1. Tra virtualita' e multimedialita': nuove metafore per la ricerca sull'interazione comunicativa

L'incontro tra ricerca psicosociale sull'interazione comunicativa e realta' virtuale si sta concretizzando in una duplice direzione. Da un lato le varie applicazioni di realta' virtuale - dal settore del tempo libero alla medicina, dalla formazione alla realizzazione di ambienti di lavoro virtuali, si avviano a costituire oggetto privilegiato di interesse da parte di ricercatori attenti ai processi di assimilazione delle nuove tecnologie nel mondo della vita, ed ai processi attraverso i quali si va costruendo una cultura dell'uso quotidiano di tali applicazioni. D'altro canto, le novita' introdotte da tali tecnologie sul piano della gestione dei processi di comunicazione tra uomo e macchina sta conducendo alla produzione di nuove metafore utilizzabili nella descrizione della comunicazione tra esseri umani, non mediata da alcuna tecnologia. Un processo di doppio scambio (Galimberti, 1994), quindi, che merita di essere considerato da vicino per definire le coordinate all'interno delle quali collocare il nostro discorso. Proviamo a chiarire quanto e' avvenuto lungo la prima direzione di tale scambio. Una delle ragioni principali della rivoluzione in corso nel campo delle metafore cui si ricorre per descrivere i processi comunicativi e' costituita dagli sviluppi delle tecnologie di comunicazione e dalla realizzazione di media sempre piu' attenti all'interazione con gli utilizzatori. La permeabilita' dei confini tra le scienze che si occupano di comunicazione in prospettiva psicosociale e la ricerca tecnologica e' in continua crescita. L'interesse di questo fenomeno sta soprattutto nell'andare contro corrente rispetto alla tradizionale trasposizione di modelli esplicativi presi dalla ricerca sulle comunicazioni uomo-macchina o macchina-macchina e prestati agli studi sulla comunicazione interumana. Questa trasformazione dei rapporti tra i due settori sta facendo assumere alla tecnologia forme sempre piu' compatibili con la lettura dei processi di comunicazione proposta dalla psicologia sociale e dalla linguistica pragmatica. I tempi in cui i modelli delle scienze 'dure' colonizzavano le teorie psicologiche e' ormai finito, cosi' come non ha piu' alcun senso una riflessione sui processi comunicativi che non tenga conto di quanto si sta facendo nei settori di punta della ricerca tecnologica, quali sono appunto lo sviluppo di macchine multimediali e di sistemi di realta' virtuale. Dal 'colonialismo' ci si sta avviando alla collaborazione, alla reciprocita' ed alla circolarita' dei contributi. Le tecnologie di simulazione che stanno alla base della realta' virtuale e i sistemi di comunicazione multimediale costituiscono attualmente i settori in cui questa nuova modalita' di interscambio pare piu' attiva ed in cui la progressiva tendenza all''umanizzazione' delle interfaccia uomo-macchina - che ne costituisce la principale manifestazione concreta - sta raggiungendo i risultati piu' interessanti. In particolare, si deve riconoscere la funzione di stimolo che la ricerca in campo multimediale esercita rispetto alle indagini sulla natura pluricodice della comunicazione umana e sulla molteplicita' di canali attraverso i quali essa si esprime, fattori a lungo sottostimati e solo di recente messi a tema dai modelli psicosociali. Per quanto riguarda gli studi sulla realta' virtuale, la dilatazione progressiva delle frontiere della simulazione e la costante crescita del gradiente di realta' nell'interazione uomo-ambiente virtuale tendono a ridurre al minimo lo scarto tra presenza e telepresenza, concorrendo cosi' a fare dello spazio-realta' virtuale un analogo elettronico dello spazio conversazionale, proprio come la pagina di un word-processor o i sistemi operativi particolarmente 'amichevoli' di certi personal computer riproducono virtualmente il foglio di carta o lo spazio di lavoro su di una scrivania reale. Analizziamo ora piu' da vicino ragioni ed effetti di questo mutamento di scenario, dedicando spazio anche alla multimedialita', la cui considerazione e' essenziale per la comprensione dell'interazione in ambienti di realta' virtuale distribuita. Per quanto riguarda i rapporti tra multimedialita' e riproduzione della comunicazione umana, una prima e fondamentale differenza rispetto al passato e' costituita dal fatto che le metafore utilizzate non coincidono piu' con un mezzo (telefono, telegrafo, radio o televisione), ma con la combinazione di piu' mezzi, integrati ad imitazione dell'uomo, vero e proprio modello della 'macchina multimediale ideale'. L'antropomorfizzazione degli apparati tecnologici non risponde solo ad esigenze di ordine culturale, ma e' motivata dall'effettivo miglioramento delle prestazioni che essa comporta in termini di interazione con l'ambiente. Come e' stato osservato 'poiche' i nostri sistemi di percezione sono ottimizzati in vista delle interazioni con il mondo (reale), l'attivita' di mapping - esercitata dalle macchine - e' generalmente migliorata adattando i sistemi di controllo al corpo umano. _ I sistemi di riconoscimento del discorso e i data gloves rappresentano un ottimo esempio di tale orientamento' (Steuer, 1992, p.87). Perfezionandosi, quindi, queste tecnologie sono destinate a divenire sempre piu' naturali, sempre piu' umano-simili. Tuttavia, gia' da ora e' possibile affermare che ogni forma di interattivita' basata sul computer tende a configurarsi sostanzialmente come un'interazione tra esseri umani. Come sostiene Biocca (1992a), infatti, le tracce dell'attivita' dei programmatori e dei disegnatori di sistemi permangono nella logica dell'interazione artificiale, anche se gli attori non sono presenti. Le teleconferenze fondate sull'utilizzo di una pluralita' di media integrati tra loro costituiscono un buon esempio di forma di interazione - cui e' gia' possibile accedere con relativa facilita' - mediata da congegni tecnologici tendenti a riprodurre l'interazione umana con sempre maggiore approssimazione. Veniamo ora agli studi sulla realta' virtuale. Essi portano in se' il segno del doppio scambio tra ricerca tecnologica e modelli di studio dei processi di comunicazione. Da un lato, infatti si registra il moltiplicarsi dei tentativi di definire la realta' virtuale in termini di esperienza umana piuttosto che di tecnologia. Come sostiene Steuer sono i concetti di presenza e di telepresenza a reggere questa operazione: 'presenza_ (e') l'esperienza del proprio ambiente fisico; si riferisce non alle immediate vicinanze di un soggetto come esse esistono nel mondo fisico, ma alla percezione di tali vicinanze in quanto mediate da processi mentali sia automatici, sia controllati _: la presenza e' definita come il senso di essere in un ambiente_ quando la percezione e' mediata da una tecnologia di comunicazione, si e' costretti a percepire simultaneamente due ambienti separati: l'ambiente fisico in cui uno e' di fatto presente e l'ambiente presentato attraverso il medium. Il termine telepresenza puo' essere usato per descrivere la precedenza della seconda esperienza sulla prima_ La telepresenza e' definita come l'esperienza della presenza in un ambiente attraverso un mezzo di comunicazione' (Steuer, 1992, pp.75-76). Utilizzando questi concetti diventa possibile parlare di realta' virtuale senza fare riferimento a componenti di tipo hardware; essa puo' essere descritta come 'un ambiente reale o simulato in cui un percettore_ esperisce la telepresenza_ La telepresenza focalizza l'attenzione sulla relazione tra un individuo che e' sia emittente, sia destinatario, e sull'ambiente mediato con cui interagisce ' (p.78). Questa serie di citazioni rende visibile la convergenza tra l'orientamento che guida i costruttori di realta' virtuali ed i principi di fondo dell'interazionismo comunicativo. Lo 'spazio-realta' virtuale' si costituisce quindi come analogo elettronico dello spazio conversazionale all'interno del quale i partner interagiscono abitualmente. D'altro canto, pero', e' la ricerca stessa sui processi di comunicazione che sta cominciando a ricevere benefici dalla realizzazione di sistemi di realta' virtuale. In proposito Biocca ha osservato che 'cosi' come la scoperta delle lenti ha reso disponibili analogie e insight a proposito del funzionamento dell'occhio umano e il computer ha fatto altrettanto per il funzionamento della mente umana_, cosi' la realta' virtuale potra' dare origine a nuovi insight nella comprensione dell'essenza della comunicazione umana. Se usata in tutto il suo potenziale, la tecnologia della realta' virtuale potra' offrirci un utile banco di prova per esplorare la nostra comprensione della comunicazione' (Biocca, 1992a, p.7). In particolare Biocca ha individuato sei aree elettive che troveranno giovamento da questa 'esplorazione'. Tra di esse e' possibile prevedere che particolare rilievo avranno lo studio della comunicazione interpersonale e delle attivita' cooperative in ambienti virtuali, aree vicine alla situazione-tipo indagata direttamente o indirettamente nella ricerca sui processi comunicativi. La discussione delle attivita' di cooperazione in ambienti virtuali, ad esempio, sembra indicare due linee di tendenza. Da un lato si e' avviata una riflessione sulle modalita' di costruzione di spazi limitati all'interno dei quali l'interazione avviene riproducendo in tutti i dettagli la comunicazione interpersonale immediata. D'altro lato si e' altrettanto interessati alla messa a punto di congegni finalizzati all'estensione del range della comunicazione interpersonale attraverso mezzi artificiali (Biocca, 1992b; Krueger, 1992). L'esplorazione di questa area e' stata sin qui appannaggio quasi esclusivo di artisti come Krueger. Sempre piu' evidente e' pero' la necessita' di associare esperti in processi comunicativi ai gruppi di lavoro interdisciplinari che vanno costituendosi attorno a questi oggetti, orientando cosi' la ricerca verso prospettive utili alla comprensione dell'interazione uomo-uomo (Biocca, 1992a, p.14). In sintesi possiamo quindi affermare che la progressiva umanizzazione dei modelli utilizzati per descrivere la comunicazione sembra orientare i progettisti di sistemi comunicativi tecnologicamente avanzati verso la costruzione di oggetti sempre piu' antropomorfi. Analogamente, gli sviluppi tecnologici in campo multimediale e la possibilita' di accedere ad ambienti virtuali promettono di migliorare la nostra conoscenza dei processi comunicativi interumani fornendo all'immaginario scientifico nuovo materiale metaforico oltre che dati, ipotesi e sistemi interpretativi, contribuendo in tal modo a connotare con nuovi strumenti concettuali lo spazio logico- pragmatico della comunicazione.



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