IL CORPO VIRTUALE aspetti percettivi e socio-cognitivi, realta' virtuale e disturbi del comportamento alimentare

Giuseppe Riva (ATP Lab., Istituto Scientifico Ospedale S.Giuseppe, I.R.C.C.S.- Milano, Dipartimento di Psicologia, Universita' Cattolica del Sacro Cuore - Milano)

RIASSUNTO:
Lo studio delle rappresentazioni percettive e socio- cognitive del corpo umano e' stato oggetto di numerosi di studi che hanno affrontato il tema partendo da posizioni teoriche molto diverse. Questi studi hanno fatto riferimento a una serie di definizioni e di concetti molto diversi fra loro come: percezione corporea, immagine corporea, idea di corpo, e schema corporeo, che sono stati usati al di fuori di una teoria unitaria di riferimento. Nel testo, partendo dagli studi di psicologia cognitiva, e' presentato il concetto di 'corpo virtuale': un costrutto multi dimensionale che include l'insieme delle rappresentazioni percettive (schema corporeo) e cognitive (immagine corporea) del corpo umano. La prospettiva di un possibile uso della realta' virtuale (RV) nelle ricerche sul corpo virtuale viene analizzata dall'autore. In particolare il lavoro si sofferma sulla possibilita' di utilizzare i sistemi di RV immersiva per la misurazione del corpo virtuale e come strumento di supporto ad una terapia combinata dei disturbi alimentari.
ABSTRACT:
Current research dealing with body perceptions and representations has branched into multiple domains: body-size distortion, phantom-limb experiences, distortions in body feelings, accuracy of perception of body sensations, social representation of body and so on. Among these areas of research there has been relatively little communication. Each has tended to develop its own model and definitions. Terms like body-schema, body-image, body- percept and body-concept were used without any integration. In the work is presented the general concept, derived from cognitive studies, of 'virtual body': a multidimensional costruct that includes both body perceptions (body-schema) and body representations (body-image). Possible implications of virtual reality (VR) for virtual body researches are considered. VR tecnology can be considered as an array of possible physical input and output devices, each device serving a sensory channel or linked to the user's body movements and responses. Likewise, virtual environments try to conform the way we interact in the physical world by making use of things such as the movements of our limbs, head, eyes and other motions in physical space. So VR, that has the potential to replicate the sensory information of the physical world, can be used to induce changes in the perceptions and feelings linked to the experience of the body.
In particular the author focuses on the possibility of using immersive VR systems both for assessing virtual body and as therapeutic instrument in eating disorders treatment. Infact, while disturbances in body perceptions and representations are widely recognized as a major feature of eating disorders, with many authorities considering them to be of central importance in the origin and maintenance of anorexia, bulimia and obesity, the treatment of virtual-body problems is not well defined nor is there a large body of treatment-outcome research. Using VR-induced perceptual changes in body-image therapy sessions should improve the results and make the patients aware of their inaccurate body percepts.
Keywords: Virtual body, virtual reality, body image, body schema, immersive VR systems, eating disorders

1. Schema corporeo ed immagine corporea

Lo studio delle rappresentazioni percettive e socio-cognitive del corpo umano rappresenta un campo di ricerca di grande interesse per le sue implicazioni teoriche, applicate e cliniche. Tale interesse, la cui genesi risale all'inizio di questo secolo, di recente ha assunto una maggiore rilevanza sia per l'approfondimento del dibattito epistemologico sui rapporti mente-cervello e mente-corpo, sia per l'enfasi con cui la cultura contemporanea ha riscoperto la corporeita'. Cio' ha portato alla realizzazione di una grande quantita' di studi che hanno affrontato questi temi partendo da posizioni teoriche molto diverse: neurologiche (Bonnier, 1905, Head, 1926, Simmel, 1956), psichiatriche (Kolb,1954; Schoenfeld,1966), psicodinamiche (Schilder, 1950; Erikson, 1950; Fischer & Cleveland, 1968), psico-sociali (Garner et al., 1980; Cash & Green, 1986; Kaltenbach,1991) e fenomenologiche (Merleau Ponty, 1945; Galimberti, 1983).
Anche se questi studi hanno fatto riferimento a una serie di definizioni e di concetti differenti fra loro come: 'percezione corporea' (body percept), 'immagine corporea' (body image), 'idea di corpo' (body concept), 'schema corporeo' (body schema) e 'atteggiamento nei confronti del proprio corpo' (body values), ultimamente si e' cercato di includere tutte le forme di rappresentazioni percettivo/cognitive del corpo umano all'interno di due concetti fondamentali (Gallager, 1986): quelli di schema corporeo (body schema) e di immagine corporea (body image).
Il concetto di schema corporeo risale all'inizio di questo secolo e nasce all'interno degli studi neurologici sugli effetti delle lesioni celebrali. I pazienti con queste lesioni erano infatti soggetti ad una serie di disturbi strettamente legati alle modalita' di percezione del corpo, come il mancato riconoscimento della presenza di arti e zone corporee e/o l'incapacita' di distinguere tra le diverse parti del corpo. Per cercare di spiegare questi fenomeni all'interno di una teoria unitaria lo studioso inglese Henry Head ideo' il concetto di 'schema corporeo' Secondo Head (1926) lo schema corporeo e' il modello/rappresentazione del proprio corpo in base al quale vengono giudicate le posture e i movimenti. Questa rappresentazione puo' essere considerata il frutto della comparazione ed integrazione a livello corticale delle passate esperienze sensoriali (posturali, tattili, visive, cinestetiche, vestibolari) con le sensazioni attuali. Cio' da' origine ad un modello di riferimento 'plastico', quasi completamente inconscio, che permette di muoversi senza problemi nello spazio e di riconoscere in tutte le situazioni le parti del proprio corpo.
Se lo schema corporeo puo' essere considerato un modello del proprio corpo di tipo percettivo, l'immagine corporea e' invece un modello di tipo cognitivo/socio/emozionale. Il concetto di immagine corporea nasce posteriormente a quello di immagine corporea ed e' opera dello studioso tedesco Paul Schilder. Schilder, pur iniziando i suoi studi da un punto di vista neurologico ben presto si rese conto che accanto ad un approccio di tipo percettivo era possibile analizzare le rappresentazioni del proprio corpo anche da un punto di vista psicologico. Secondo Schilder e' possibile definire l'immagine corporea come 'il quadro mentale che ci facciamo del nostro corpo', o, in altre parole 'il modo in cui il nostro corpo ci appare' (Schilder, 1950). Il nucleo centrale dell'immagine corporea e' composto da elementi cognitivi ed affettivi: le componenti cognitive, che comprendono idee sulle dimensioni corporee e sull'aspetto fisico immagazzinate nella memoria a lungo termine influenzano le componenti affettive, che in base alle considerazioni sugli effetti dell'aspetto fisico nella vita quotidiana e nelle relazioni sociali, intervengono a loro volta sulle componenti cognitive.
Allamani et al. (1990) sviluppando l'idea di Schilder, parlano di immagine corporea come di 'una complessa organizzazione psicologica che si sviluppa nell'esperienza corporea di un individuo e che ne influenza sia lo schema di comportamento, sia un nucleo fondamentale dell'immagine di se'' (pag.121). In questo senso l'immagine corporea non va ridotta ad un semplice concetto cognitivo, ma e' strettamente legata al mondo emotivo interno, alle relazioni con le figure significative del mondo esterno e alla storia personale di ciascuno.

2. Il corpo virtuale

Uno dei maggiori problemi inerenti ai concetti di schema corporeo e di immagine corporea (Schlundt e Johnson, 1990), e' la mancanza di riferimenti ad un costrutto teorico unitario che includa entrambi, nonostante in numerosi studi sia stata dimostrata l'esistenza di uno stretto legame tra i due concetti (per es. Witkin et al., 1954,1962; Fischer, 1986; Myers & Biocca, 1993). Infatti la maggior parte delle ricerche presenti in letteratura, si e' limitata ad analizzare solo alcune delle seguenti aree di ricerca facendo riferimento di volta in volta ad uno dei due concetti:
- la percezione e la valutazione del proprio aspetto corporeo (immagine corporea);
- gli atteggiamenti e i sentimenti relativi all'identita' sessuale del proprio corpo (immagine corporea);
- gli atteggiamenti e i sentimenti relativi alla percezione che gli altri hanno del nostro corpo (immagine corporea);
- le reazioni provocate dalle diverse procedure utilizzate per modificare l'aspetto 'estetico' del corpo come cosmesi, chirurgia, ecc.(immagine corporea);
- le reazioni seguenti a lesioni corporee, amputazioni ed operazioni chirurgiche (schema corporeo/immagine corporea);
- il livello di accuratezza nella percezione delle proprie sensazioni corporee (schema corporeo/immagine corporea);
- il livello di accuratezza nella percezione delle proprie dimensioni corporee (schema corporeo);
- la capacita' di giudicare la posizione spaziale del proprio corpo (schema corporeo);
- la percezione dei confini del proprio corpo (schema corporeo);
- le distorsioni nelle sensazioni corporee e le esperienze associate alle lesioni celebrali (schema corporeo).
Tutto cio' rende difficile interpretare i risultati delle ricerche e le conseguenti implicazioni cliniche. Per cercare di ovviare a questo problema ed arrivare ad una teoria che spieghi in modo unitario le modalita' di rappresentazione del nostro corpo si puo' partire dall'analisi dei risultati degli studi cognitivi.
Il cervello, per poter memorizzare le informazioni che arrivano continuamente dal mondo esterno, trasforma gli stimoli in rappresentazioni cognitive (Anderson, 1980). Esse possono essere distinte due grandi categorie (Antinucci, 1993): quelle percettivo-motorie e quelle simbolico- ricostruttive.
La forma piu' semplice di rappresentazione cognitiva e' data dalle 'immagini percettive' (perceptual images - perception based knowledge representations). Elemento centrale di queste immagini e' l'elemento percettivo (visivo, tattile, ecc.), spesso strettamente collegato ad elementi di tipo cinesico/motorio. E' possibile, per esempio, rappresentare un oggetto in relazione ad una variazione delle proprie percezioni, come quella provocata dalla reazione dell'oggetto in seguito ad una propria azione motoria. Le immagini percettive, inoltre, possono rappresentare un insieme instabile e diversificato di informazioni, permettendo l'identificazione di uno stimolo anche quando si presenta in una forma non consueta.
Ad un livello superiore troviamo le 'unita' proposizionali' (propositional units - meaning based knowledge representations) create astraendo le informazioni concettuali dagli elementi percettivi. Le unita' proposizionali, che possono essere considerate la forma piu' semplice di conoscenza, contengono la quantita' di informazione necessaria per riuscire ad elaborare su di esse un giudizio di tipo vero/falso. Le rappresentazioni nella memoria di parole, esperienze, avvenimenti sono formate da una rete organizzata gerarchicamente di queste unita'.
Il livello piu' elevato di rappresentazione e' invece dato dagli 'schemi' o 'contesti' (schemata), insiemi complessi di informazioni che formano i concetti generali. Gli schemi, oltre a permettere la realizzazione di inferenze, contengono tutte le informazioni necessarie per riuscire ad affrontare senza problemi la specificita' di ogni nuova situazione. Infatti gli schemi non determinano soltanto il tipo di informazione che viene ricordata, ma anche quale parte dell'informazione ricordata e' maggiormente rilevante. Questi tre livelli di rappresentazioni, pur intervenendo nella formazione dell'esperienza cosciente, agiscono nella maggior parte delle situazioni senza che il soggetto ne sia consapevole. L'accesso alla coscienza avviene infatti solamente in corrispondenza di un nuovo evento o stimolo che mette in discussione le informazioni contenute nelle rappresentazioni (Underwood, 1982; Baars, 1988).
E' possibile pensare che l'insieme delle rappresentazioni relative al proprio corpo si estenda in tutti e tre i livelli presentati (Schlundt & Johnson, 1990). In questo senso si puo' parlare di 'corpo virtuale' come l'insieme della struttura rappresentativa relativa al proprio corpo e mediata dal se' cosciente, composta da immagini percettive, unita' proposizionali e schemi. Le immagini percettive sono la base delle rappresentazioni percettivo/senso-motorie presenti all'interno del corpo virtuale. Queste immagini, sviluppate a partire dalle esperienze sensoriali corporee (in particolare di tipo posturale, tattile, visivo e cinestetico), vengono organizzate all'interno di uno schema e nel loro insieme formano quello che Head aveva chiamato schema corporeo, cioe' un modello plastico di tipo percettivo usato per organizzare le posture del corpo e i movimenti nello spazio.
L'altra parte del corpo virtuale e' composta da rappresentazioni di tipo concettuale. I diversi significati associati ad ogni unita' proposizionale formano piu' reti semantiche ciascuna delle quali e' organizzata all'interno di uno schema. Questi schemi, che Markus (1977) chiama 'schemi-di-se'' (self- schemata) sono 'generalizzazioni cognitive riguardanti il se' che organizzano e guidano l'analisi delle informazioni relative alla propria persona contenute nell'esperienza sociale dell'individuo' (p.64). In questo senso gli schemi-di-se' possono essere considerati dei meccanismi selettivi che influenzano sia la percezione di nuove informazioni, sia i comportamenti che sono emessi sulla base di quelle informazioni.
I diversi schemi-di-se', pur essendo legati a contesti specifici come possono essere, per esempio, il 'me-grasso' o il 'me-sportivo', sono a loro volta inseriti in uno schema di livello superiore. Questo schema, che corrisponde all'immagine corporea di Schilder, ha il duplice compito di mantenere coerenti fra loro i diversi schemi-di-se' e di decidere quale attivare all'interno delle diverse situazioni in cui il soggetto si trova. Qual'e', pero', il rapporto esistente tra schema corporeo ed immagine corporea?
Anche se gli studi cognitivi e neurofisiologici hanno dimostrato la mancanza di una continuita' anatomica e funzionale tra le rappresentazioni di tipo percettivo-motorio e quelle di tipo simbolico-ricostruttivo (Antinucci, 1993), e' possibile supporre che una modalita' rappresentativa possa intervenire sull'altra e viceversa attraverso l'accesso delle proprie informazioni a livello cosciente.
Normalmente schema corporeo ed immagine corporea sono fra loro trasparenti e si strutturano in modo indipendente. Tuttavia, se un evento od uno stimolo particolare viola le informazioni presenti nell'immagine corporea o nello schema corporeo, i loro contenuti diventano accessibili a livello cosciente (Anderson, 1982) e attraverso la mediazione del se', che cerca di integrare e mantenere coerenti le diverse rappresentazioni dell'individuo (Baars,1988), possono influenzare i contenuti dell'altra modalita' rappresentativa.

3. Come studiare il corpo virtuale

Negli ultimi vent'anni si e' verificata un'esplosione di ricerche empiriche sulle rappresentazioni percettivo/cognitive del corpo umano, anche se i problemi relativi alla difficolta' di definire esattamente l'oggetto di studio ha portato alla proliferazione di strumenti e metodi differenti. In particolare e' possibile distinguere diverse quattro categorie.
* tecniche proiettive: includono strumenti molto famosi in ambito clinico come il DAP - Disegno della figura umana di Machover (1957) e il test delle macchie di Roschach (Fischer e Cleveland;1968). Queste tecniche, nate in ambito psicanalitico per lo studio dei tratti di personalita', sono state utilizzate negli anni '50 e '60 anche per analizzare le rappresentazioni relative al corpo umano. Tuttavia la mancanza di studi che confermassero la validita' di queste procedure ne ha portato ad un progressivo abbandono.
* tecniche basate su variabili che permettono una misurazione diretta delle dimensioni del corpo e delle sue distorsioni percettive: la piu' semplice di queste tecniche e' l'Image Marking Method di Askevold (1975). Si invita il soggetto ad indicare su un foglio di carta posto davanti a lui alcuni suoi punti corporei (il vertice della testa, le spalle, ecc.). Le dimensioni cosi' ottenute vengono poi confrontate con le dimensioni reali per misurarne le differenze.
Abbiamo poi le tecniche che utilizzano fasci di luce (Ruff & Barrios, 1986; Cash & Green, 1986, Barrios et al., 1989). Al soggetto viene dato la possibilita' di controllare le dimensioni di tre o piu' fasci di luce che vengono proiettati su un muro davanti a lui e che deve far corrispondere ad una serie di dimensioni corporee (larghezza delle torace, della vita e dei fianchi). Il rapporto tra dimensioni indicate e dimensione reale permette di calcolare un indice di distorsione chiamato Body Distortion Index. Esiste poi una serie di tecniche che utilizzano specchi speciali, lenti o videocamere per distorcere l'immagine del corpo (Traub & Horbach, 1964; Glucksman & Hirsch, 1969; Auteri & Mendorla, 1978; Garfinkel & Garner, 1982; Collins, 1987). Al soggetto e' mostrata l'immagine distorta che puo' modificare fino a quando non ritiene sia corrispondente all'immagine reale. Anche in questo caso le dimensioni cosi' ottenute vengono poi rapportate con le dimensioni reali per ottenere un indice di distorsione.
* questionari self-report: tra i numerosi questionari esistenti ricordiamo il Body-Self Relations Questionnaire (Cash & Green, 1986), che misura l'atteggiamento del soggetto nei confronti del proprio aspetto fisico e della propria condizione atletica, il Body Shape Questionnaire (Cooper et al., 1987), che misura il grado di insoddisfazione relativo al proprio corpo ed il Body Image Avoidance Questionnaire (Rosen et al., 1991), che invece rileva la presenza di comportamenti normalmente associati ai disturbi dell'immagine corporea.
* tecniche basate sul confronto di diversi schemi-di-se': queste tecniche prevedono il confronto tra il modo in cui soggetto percepisce il proprio corpo e come lo vorrebbe. Il confronto puo' essere effettuato attraverso disegni raffiguranti il corpo umano (Williamson et al., 1985), immagini di una videocamera (Freeman et al., 1985) o fasci di luce (Cash & Pruzinsky, 1990). Queste quattro modalita' di ricerca, sebbene complesse e articolate, sono pero' limitate dall'impossibilita' di analizzare entrambe le componenti del corpo virtuale. Infatti, se le tecniche proiettive, i questionari self-report e le tecniche basate sul confronto degli schemi di se' offrono informazioni limitatamente all'immagine corporea, le tecniche basate sulla misurazione diretta permettono di misurare esclusivamente lo schema corporeo. Come superare questa difficolta'? Una interessante possibilita' potrebbe derivare dall'integrazione di queste tecniche all'interno di un ambiente di realta' virtuale immersiva che, per le particolari caratteristiche di coinvolgimento percettivo-cognitivo- sensomotorio, rappresenta un ambiente ideale per poter analizzare ed intervenire su tutti gli aspetti del corpo virtuale di un soggetto. La realta' virtuale e' nata come tecnologia imitativa per permettere di operare sensomotoriamente in maniera piu' simile possibile alla realta' (Antinucci, 1994). In questo senso ha sviluppato 'modi per costruire mondi reali a tre dimensioni (modellandoli appositamente) per animarli in tempo reale in risposta alla percezione e azione umana, e periferiche immersive capaci di provocare la reale sensazione percettiva e motoria dei mondi stessi' (Antinucci, 1993; p.23).
La realta' virtuale e' quindi in grado di ridefinire globalmente le condizioni e le modalita' dell'esperienza per la sua capacita' di coinvolgere in modo totalizzante la dimensione percettiva e sensoriale del soggetto interagente (Cioffi, 1993). Cio' significa che attraverso di essa e' possibile creare delle situazioni in cui il soggetto puo' intervenire attraverso modalita' di tipo simbolico-ricostruttivo e di tipo percettivo-motorio, permettendo la misura contemporanea sia delle caratteristiche delle due modalita' di rappresentazione, sia degli effetti derivanti dalla loro interazione.

4. Corpo virtuale, realta' virtuale e disturbi del comportamento alimentare.

L'utilizzo della realta' virtuale immersiva puo' offrire nuove prospettive anche nel campo del trattamento dei disturbi alimentari. Da tempo si ritiene che questi disturbi siano collegati a disturbi nelle rappresentazioni percettivo/cognitive del corpo umano. Secondo il DSM-III-R, il manuale diagnostico dell'Associazione Americana di Psichiatria (American Psychiatric Association, 1980), la presenza di alterazioni nell'immagine corporea va considerata come uno dei criteri necessari per la formulazione di una diagnosi di anoressia mentale e uno dei sintomi piu' comuni della bulimia nervosa. Numerosi studi hanno infatti evidenziato come la percezione del proprio corpo e i vissuti ad essa associati siano uno dei problemi fondamentali nei soggetti anoressici, bulimici ed obesi (Bruch, 1962; Stunkard & Mendelson, 1962; Garfinkel & Garner, 1982; Barrios et al, 1989, Valtolina et al., 1994), i cui effetti si ripercuotono anche sull'efficacia delle terapie, indipendentemente dalla tecnica utilizzata (Rosen, 1990).
Alcune ricerche sull'efficacia del trattamento cognitivo-comportamentale dell'anoressia hanno indicato che la presenza di una maggiore sovrastima delle proprie dimensioni corporee (Casper et al., 1979) o di un maggiore compiacimento verso il proprio aspetto fisico (Vandereychken et al, 1988), portava ad un minore aumento di peso dopo il periodo di trattamento. Inoltre, fra coloro che erano riusciti a raggiungere il peso prefissato, la perdita di peso post-trattamento era direttamente correlata alla modalita' di percezione delle proprie dimensioni (Button, 1986).
Anche nel trattamento dei soggetti bulimici l'atteggiamento nei confronti del proprio corpo si e' rivelato un elemento importante per determinare gli esiti della terapia. In particolare il livello di soddisfazione nei confronti del proprio corpo e' risultato essere collegato sia alla riduzione dei comportamenti bulimici, sia ad eventuali ricadute (Conners et al., 1984; Freeman et al., 1985). Cio' ha spinto numerosi ricercatori a studiare delle modalita' di intervento specificamente rivolte alle modalita' di rappresentazione del proprio corpo, che si affiancassero alle normali procedure terapeutiche. Attualmente esistono due metodologie di intervento: la prima di tipo cognitivo-comportamentale, che cerca di influire sui vissuti di insoddisfazione associati alla diverse parti del proprio corpo mediante colloqui individuali, rilassamento e tecniche immaginative (Butter & Cash, 1987); la seconda di tipo visivo-motorio che usa la videoregistrazione di particolari gesti e movimenti per influire sul livello di consapevolezza corporea (Wooley & Wooley, 1985). Anche in questo caso si puo' pensare di integrare queste due metodologie all'interno di un ambiente virtuale. Una scelta di questo tipo permetterebbe infatti sia un intervento sulla totalita' del corpo virtuale, sia l'utilizzo a scopo terapeutico degli effetti psicologici provocati dall'esperienza immersiva.
In un recente studio, Cioffi (1993) ha analizzato gli effetti psicologici provocati da una situazione di immersione in realta' virtuale. Dai risultati e' emerso che in realta' virtuale il vissuto della percezione del proprio corpo subisce profonde modificazioni, molto simili a quelle ottenute nelle ricerche sulla distorsione percettiva realizzate negli anni '60. In particolare circa il 40% del campione durante l'immersione in realta' virtuale si sentiva come 'smaterializzato' o come se si trovasse in assenza di gravita', mentre il 44% del campione di sesso maschile e il 60% del campione di sesso femminile affermava di non sentire il proprio corpo. Anche la fase immediatamente successiva all'esperienza virtuale era associata a distorsioni percettive, che provocavano per qualche secondo instabilita' e un leggero senso di confusione.
Questi effetti, spiegabili con i meccanismi riorganizzativi e ricostruttivi necessari per adattare il soggetto al mondo qualitativamente distorto presentato in realta' virtuale, possono essere di grande aiuto in una terapia mirata ad intervenire sui vissuti corporei perche' rendono consapevoli i processi di tipo percettivo e senso-motorio ad essi associati. Infatti, quando un evento od uno stimolo particolare viola le informazioni presenti nello schema corporeo, come avviene durante l'esperienza virtuale, queste diventano accessibili a livello cosciente (Baars,1988). Cio' ne rende piu' facile la modificazione e permette, attraverso la mediazione del se' che cerca di integrare e mantenere coerenti le diverse rappresentazioni del corpo, di influenzare anche i contenuti dell'immagine corporea.

5. Il progetto di ricerca

Partendo dalle riflessioni presentate in queste pagine l'ATP Lab. dell'Istituto Scientifico Ospedale S. Giuseppe di Piancavallo (NO), in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell'Universita' Cattolica di Milano, ha elaborato il seguente protocollo di ricerca, mirato alla verifica sperimentale delle possibilita' di utilizzo della realta' virtuale nel trattamento dei disturbi alimentari.
Obiettivi
Obiettivo dell'indagine e' la costruzione di situazioni di realta' virtuale finalizzate alla valutazione della distorsione nella percezione dell'immagine corporea e alla possibilita' di modificare l'IC percepita. Ulteriore obiettivo della ricerca e' la valutazione dell'incidenza che tale cambiamento, associato ad un trattamento terapeutico, puo' avere sui disturbi del comportamento alimentare, in particolare sulla capacita' di mantenere i risultati ottenuti dopo un periodo di terapia.
Campione
Un gruppo di obesi/anoressici/bulimici (n. 30 - 90) ricoverati presso l'Istituto Scientifico Ospedale S.Giuseppe - Centro Auxologico Italiano, per la cura dei disturbi del comportamento alimentare.
Metodologia
Dopo avere verificato con una serie di test psicologici e fisiologici l'idoneita' dei soggetti ad un'esperienza in realta' virtuale, dal campione verranno estratti casualmente 10 - 30 soggetti che saranno sottoposti ad una serie di trattamenti di immersione in realta' virtuale. Altri 10 - 30 soggetti estratti casualmente seguiranno una terapia d'intervento sui vissuti corporei di tipo tradizionale mentre i rimanenti non saranno sottoposti a terapia di tipo corporeo. Tutti i soggetti saranno comunque sottoposti alla normale terapia di tipo medico-cognitivo-comportamentale prevista durante il ricovero ospedaliero.
Il 'mondo virtuale' presentato, che sara' adattato il piu' possibile alle caratteristiche dei singoli soggetti, prevedera' al suo interno una serie di 'luoghi d'apprendimento' in cui il paziente dovra' recarsi. All'interno di questi luoghi il soggetto eseguira' una serie di esercizi che cercheranno di intervenire sulle modalita' di percezione dell'immagine corporea. Saranno presenti nelle varie fasi i seguenti elementi caratteristici:
- la presenza di un operatore modello che aiuta il paziente fornendo indicazioni non vincolanti;
- la presenza di modalita' di rinforzo che prevedono sia la possibilita' per il paziente di modificare in tempo reale la propria immagine virtuale, sia la possibilita' di esplorare in modo autonomo il mondo virtuale. Prima e dopo l'esperienza di immersione verra' somministrata ai soggetti una batteria di test che misurano il livello di distorsione dello schema corporeo e le caratteristiche dell'immagine corporea, in modo da verificare gli effetti provocati della realta' virtuale.
Il grado di efficacia dei diversi trattamenti verra' controllato alla fine del ricovero ospedaliero ed in un periodo di follow-up di sei/dodici mesi.

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