Domenico Venanzi, Emanuele Dell'Abate, Mario Raineri (U.S.S.L. 68 - Regione Lombardia
Presidio ospedaliero di Rho, sede di Passirana,
Dipartimento di Medicina Riabilitativa,
Sezione cerebrolesi)
IL MODELLO COMA
Il primo modello che analizzeremo é quello riferito allo stato di coma,
intendendo con questo termine un quadro morboso caratterizzato da
diminuzione o abolizione dello stato di coscienza, che riconosce diverse
eziologie. Il trauma cranico é la causa piu' frequente di coma e riconosce
come patogenesi un danno della porzione rostrale del tronco cerebrale. Qui é
situata la formazione reticolare ascendente - collegata, tra l'altro, anche al
sistema limbico -, struttura fondamentale per il mantenimento dello stato di
vigilanza.
Oltre al trauma possono instaurarsi fenomeni di alterazione del
metabolismo cerebrale che portano ad una grave anossia tissutale.
Per la valutazione della gravita' del coma sono state proposte diverse
classificazioni ma nessuna, sino ad oggi, é soddisfacente da un punto di vista
prognostico, soprattutto se riferita alle capacita' di recupero funzionale che il
soggetto avra' dopo la fase acuta.
Saranno descritte a grandi linee le varie fasi che generalmente si
susseguono temporalmente durante uno stato di coma e le rispettive
possibilita' di intervento virtuale.
1) Fase acuta: il paziente é in coma profondo, ha gli occhi chiusi, anche
se stimolato non li apre. E' inserito in una unita' di cura intensiva. In questa
fase si attuano due tipi di intervento: uno atto a sostenere le funzioni vitali
primarie (respirazione e funzionalita' cardio-circolatoria), l'altro a prevenire le
complicanze secondarie (decubiti ed artropatie da immobilizzazione).
Riteniamo che quest'ultimo tipo di prevenzione possa essere attuato
attraverso la creazione di un letto maccanicizzato in modo tale da
determinare graduali flessioni degli arti, del tronco e del collo. Questo letto
prevedera' un rivestimento con materasso ad acqua per prevenire la
formazione di decubiti. L'acqua all'interno del materasso potra' essere
riscaldata o raffreddata per stimolare la sensibilita'. In aggiunta, il letto
meccanicizzato, dovra' avere la possibilita' di vibrare e di permettere una
rotazione sul suo asse orizzontale, tale da porre il paziente in posizione eretta.
Con questi ed altri accorgimenti si tenterebbe di prevenire quell'effetto
denominato deprivazione sensoriale, inteso come cambiamento
nell'ambiente interno ed esterno che priva l'organismo dei normali e
necessari stimoli sensomotori.
Esiste in letteratura una diatriba sull'uso o meno in questa fase di
stimolazioni sensoriali. Alcuni autori sostengono questa pratica, altri la
osteggiano, portando come esempio il fatto che stimoli acustici, visivi, ed
anche tattili aumenterebbero la pressione endocranica e comunque non
sembrerebbero giungere a livello corticale. In entrambi i casi si tratta di
argomentazioni non decisive.
A nostro parere, l'ipotesi dell'aumento della pressione endocranica non é
un fattore sufficiente a negare la validita' della stimolazione, essenzialmente
per tre motivi: 1) in genere la ICP interviene nei traumi cranici gravi, ma non
é una regola e, anche se pericolosa, non ha una incidenza elevatissima nella
stessa popolazione dei gravi traumatizzati cranici; 2) a tutt'oggi non si
conoscono pienamente i meccanismi fisiopatologici che stanno alla base di
tale situazione emodinamica; 3) comunque, la ICP puo' essere monitorata.
Sempre a nostro parere il problema 'se questi stimoli giungano o meno alla
corteccia ' non é rilevante in questa fase del coma.
Cio' che si tenta di stimolare inizialmente - con la tecnica descritta in
precedenza - sono quei sistemi filogeneticamente piu' antichi, comuni anche
agli animali, che regolano continuamente la necessaria base chimica,
emozionale e di tono muscolare fondamentali per la normale funzionalita'
tridimensionale del nostro corpo. In altre parole si stimolerebbero quelle
componenti antiche del SNC che riportano a modelli di comportamento
esplorativo di tipo bilaterale, simili a quelli dei bambini in fase di sviluppo.
Sembra invece che sia l'integrazione neocorticale a determinare la lateralita'
delle funzioni, sopprimendo la bilateralita' delle strutture antiche, che
comunque continuano ad esistere.
Il concetto di lateralita' ha portato pregiudizi in campo riabilitativo ed
anche nella stessa terminologia medica: infatti si usa spesso il prefisso 'emi'
per designare la paralisi di una parte del corpo, dimenticando che qualsiasi
cosa faccia l'uomo con una parte del corpo, questa parte condiziona ed é
condizionata dal lato opposto. In realta' nelle paralisi di un lato del soma
entrambi i lati sono colpiti, uno in misura maggiore e l'altro in misura minore.
Ma questo 'minore' é tale che il lato sano non riesce a funzionare
normalmente.
In altre parole, in alcune fasi della riabilitazione viene sopravvalutata la
funzione dei neosistemi e sottovalutata la funzione dei sistemi piu' antichi, che
permettono al corpo di funzionare come un tutto bilateralmente integrato.
Noi, come altri autori, riteniamo che la reintegrazione sottocorticale debba
precedere la reintegrazione corticale. E' degno di nota che, con il letto
meccanico, la estensione e la flessione di parti del corpo non é isolata ma
bilaterale, avvicinandosi molto agli schemi di movimento bilaterali e reciproci
del sistema nervoso integro. Aggiungeremmo che la stimolazione in questa
fase del coma non dovrebbe essere intensa e persistente, ma condizionata dai
parametri fisiologici monitorati in tempo reale.
Le stimolazioni sensoriali potranno essere integrate con un sistema di
realta' virtuale, che ricrei acusticamente e visivamente ambienti familiari. I
vari movimenti del letto meccanico dovrebbero essere in sincronia con il
mondo virtuale, che proiettera', ad esempio, anche alcune parti del corpo in
movimento, allo scopo di ricostruire lo schema motorio del cammino.
Naturalmente tutte queste fasi dovranno essere monitorate con rilevazioni
in linea di alcuni parametri fisiologici, compresa l'attivita' cerebrale, al fine di
obiettivare cambiamenti dello stato fisiologico in relazione agli stimoli
somministrati.
In sintesi si cercherebbe in questo modo di attuare le seguenti strategie:
- Stimolare con la realta' virtuale, attraverso i canali sensitivi, il recupero dello
stato di coscienza del paziente in coma.
- Recuperare la sensibilita' propriocettiva ed il coordinamento dei movimenti
articolari, specie per quanto riguarda i pazienti post-comatosi ed i pazienti con
lesioni ossee e capsulo-legamentose.
- Ricostruire lo schema motorio del cammino nei pazienti allettati per lungo
tempo.
- Prevenire le retrazioni tendinee e capsulo-legamentose e la rigidita'
articolare ad esse connesse.
- Mantenimento del tono-trofismo muscolare, evitando fenomeni di algo-
distrofia secondari.
- Prevenire la formazione di piaghe da decubito.
- Monitorare i parametri EEGrafici ed ECGrafici.
- Stimolare la bilateralita' dei movimenti del corpo
2) Fase post-acuta: il paziente esce dal coma ed inizia la ricezione
sensoriale. In questa fase il paziente percepisce gli stimoli.
E' proprio questo il momento che offre enormi opportunita' alla tecnologia
virtuale. Si devono rafforzare gli stimoli della fase 1, quindi stimoli verbali, non
verbali, acustici, visivi.
Considerando inoltre che tatto, olfatto, vista, udito e apprendimento degli
oggetti sono i veicoli attraverso i quali il paziente acquisisce gli strumenti di
comunicazione, con la realta' virtuale il paziente puo' entrare in contatto con
svariati oggetti, toccarli, manipolarli, annusarli, e vivere esperienze in ambienti
diversi.
In questa fase puo' essere prevista la possibilita' di intervento del
riabilitatore o di un familiare nello stesso ambiente virtuale.
3) Inizia la partecipazione attiva del paziente: il soggetto recepisce ed
elabora attivamente. Si rafforzeranno gli stimoli della fase 2, che saranno
tanto piu' efficaci quanto meno appariranno come esercizi, ma piuttosto quali
richieste inserite in un contesto motivante. E' inutile sottolineare quali
possibilita' offra la tecnologia virtuale in questa fase riabilitativa.
Al termine della III fase i vantaggi attesi sono i seguenti:
- Riduzione dei costi di ospedalizzazione: questa tecnologia ridurrebbe le
complicanze secondarie al forzato allettamento.
- Recupero funzionale accellerato ed obiettivabile.
- Facilita' di gestione infermieristica dei pazienti.
- Riduzione del personale addetto alla riabilitazione.
- Ove non sara' possibile un recupero di tutte le funzioni, offrire ai pazienti la
possibilita' di esperienze simulate altrimenti non possibili: comunicare,
camminare e volare virtualmente.
- Eliminazione di fenomeni quali l'empatia negativa e l'impazienza, che
usualmente si manifestano nel rapporto paziente-terapeuta durante il
processo riabilitativo.
4) Riabilitazione delle sindromi neurologiche post-traumatiche: il paziente é
in grado di gestirsi autonomamente, ma affiorano deficit sfumati o invalidanti
dei processi cognitivi.
Questa fase comporta un impegno notevole ed a lungo termine poiché
dovranno essere strutturati e validati modelli specifici, sia per rilevare i deficit
subdoli sia per trattarli. Comunque é indubbio che anche in questa fase la
realta' virtuale potra' dare un apporto notevole, considerando il fatto che
potranno essere somministrati stimoli di varia natura, ma soprattuto situazioni
motivanti e vicine alla realta' nella quale il paziente si trovera' poi ad operare.
Non ultima la valutazione obiettiva dell'effettivo trasferimento
dell'apprendimento, questione fondamentale in riabilitazione, a tutt'oggi ancora
non risolta. E' intuitivo come si possa, a queste condizioni, valutare l'effetto di
trasferimento delle capacita' virtuali nel mondo reale.
IL MODELLO TOSSICODIPENDENZA
Analizziamo ora alcuni aspetti delle tossicomanie sui quali la realta'
virtuale potrebbe giocare un ruolo terapeutico.
Negli ultimi 60 anni del nostro secolo si é assistito ad un aumento della
sintesi di molecole farmacologicamente attive, cioé sostanze chimiche in
grado di operare una modificazione dei parametri biologici. In seguito a
questo aumento, l'individuo é maggiormente esposto alla patologia da farmaci.
La maggiore disponibilita' di farmaci crea anche un retroterra culturale nel
quale la soluzione di problemi comportamentali ed esistenziali é demandata al
farmaco, creando un comportamento farmacologicamente orientato.
Nelle tossicomanie il problema non risiede solo nella maggiore
disponibilita' di molecole farmacologiche, ma rilevanti sono pure gli aspetti
psicologici, sociali, ambientali. Basti pensare a fattori come la volontarieta'
dell'assunzione e la ricerca di un mondo artificiale come espressione di fuga
da una realta' indesiderata.
La farmacomania (farmacodipendenza) e la tossicomania
(tossicodipendenza) sono due entita' distinguibili. Entrambe hanno in comune
il fattore dipendenza inteso come ricerca di benessere delegato all'azione di
una sostanza chimica e correlato ad alcune variabili come: il rituale della
somministrazione, il colore del preparato, il sapore del composto, l'attesa degli
effetti.
La tossicomania diverge dalla farmacomania per alcuni elementi
caratteristici: la sua pericolosita' sociale, l'instaurarsi di tolleranza, la
comparsa, in alcuni casi, della sindrome da astinenza. Nelle tossicomanie
l'effetto farmacologico assume i connotati di un significato che l'individuo o il
gruppo attribuiscono a quell'effetto e condiziona il comportamento che ne
deriva.
La tolleranza é un adattamento cellulare che comporta una risposta
biologica diminuita. Questo adattamento puo' instaurarsi sia per una diminuita
sensibilita' recettoriale, sia per una aumentata inattivazione metabolica.
Concettualmente l'aspetto dell'adattamento é importante anche in realta'
virtuale e vedremo poi perché.
Secondo una definizione dell'O.M.S. la dipendenza é uno stato di disagio
prodotto dall'acuta sottrazione di una sostanza chimica ad un individuo che é
stato ad essa esposto cronicamente, disagio che puo' essere alleviato dalla
rinnovata somministrazione della sostanza, o di un'altra, purché provvista di
azioni farmacologiche simili.
Ai fini didattici é utile distinguere tre tipi di dipendenza: fisica, sociale,
emozionale (psichica), anche se essi in realta' sono interdipendenti.
Tralasciando l'aspetto fisico della dipendenza, che é di pertinenza medico-
farmacologica, occupiamoci dell'aspetto emozionale e sociale, che
maggiormente sembrano offrire interventi virtuali.
1) La dipendenza emozionale é una aspecifica e mal definita
insoddisfazione che conduce ad un desiderio (da lieve ad incoercibile) degli
effetti codificati della sostanza. E' quindi una instabilita' psichica che
condiziona il comportamento del soggetto soprattutto nei confronti della
recidiva. La dipendenza emozionale non ha segni obiettivabili: é valutabile
nella psicofarmacologia sperimentale e rappresenta un legame sottile e
duraturo tra il paziente e la sostanza assuefacente.
Le emozioni - si diceva in passato - devono essere espressione delle
funzioni di tutto il cervello: una sua proprieta' globale. Recentemente questo
modo di pensare é andato modificandosi.
Vi sono argomenti a favore della localizzazione delle funzioni emotive.
Sensazioni emotive specifiche possono essere evocate dalla stimolazione di
regioni cerebrali ben delimitate negli animali da esperimento. Ad esempio, la
stimolazione dei nuclei settali induce nel ratto sensazioni gratificanti al punto
che, se l'animale ha a disposizione una leva - premendo la quale puo' inviare
stimoli agli elettrodi che porta a dimora in sede settale -, tralascia qualsiasi
altra attivita' comportamentale per premerla in continuazione, mettendo cosi'
in atto una autostimolazione intracranica.
Questa situazione é talmente tipica per la sua efficacia nell'indurre
sensazioni di intenso piacere che gli animali raggiungono un elevatissimo
numero di autostimolazioni, non arrivando mai alla sazieta' e giungendo fino
allo sfinimento piu' completo ed alla morte.
In campo umano le dimostrazioni piu' chiare provengono da studi su
pazienti portatori di un tipo di epilessia che ha origine nel lobo temporale e
su pazienti affetti da forme ansiose acute (attacchi di timor panico).
Nei pazienti con epilessia del lobo temporale durante l'aura si presentano
manifestazioni come sensazione di distacco dalla realta' o di deja' vu,
allucinazioni visive o acustiche transitorie, senso di spersonalizzazione, di
timore, di rabbia, false sensazioni, appetiti sessuali e paranoia. Durante gli
intervalli fra gli attacchi i pazienti perdono ogni interesse relativo alla sfera
sessuale, con aumento dell'aggressivita'. Tutto cio' suggerisce che talune
funzioni emotive possano essere localizzate nel lobo temporale.
L'importanza dei lobi temporali nel comportamento emozionale é anche
dimostrato dall'osservazione del tipo particolare di personalita' che si ingenera
nei pazienti portatori di epilessia del lobo temporale. Questi pazienti
presentano una esagerazione generale delle risposte emotive.
Gli attacchi di timor panico sono disturbi ansiosi acuti, caratterizzati da
brevi episodi spontanei di terrore senza causa apparente. Utilizzando la PET
si é osservato che questi pazienti presentano un'alterazione del flusso
cerebrale circoscritta al giro para-ippocampico destro del lobo temporale.
E' molto difficile descrivere e misurare obiettivamente i vari aspetti del
comportamento emotivo. Per studiare con successo le relazioni che
intercorrono fra comportamento emotivo e localizzazioni cerebrali dobbiamo
essere prima in grado di identificare in maniera rigorosa le proprieta' del
comportamento che ci sforziamo di interpretare.
Le nostre conoscenze sulle relazioni tra l'anatomia del cervello ed il
comportamento sono ancora inadeguate. Oggi si ha la convinzione che
esistano i mezzi per esplorare in vivo le funzioni cerebrali e da questa
consapevolezza nasce l'ottimismo che ci spinge a pensare che la realta'
virtuale potrebbe inserirsi come un ulteriore strumento per la comprensione
dei meccanismi che stanno alla base delle funzioni mentali ed emotive. Gli
studi clinici che si potrebbero affrontare con stimoli virtuali, avrebbero un
chiaro vantaggio rispetto agli esperimenti su animali, perché il paziente puo'
scegliere dagli imput virtuali un comportamento che potra' essere obiettivato
in base alle sue risposte autonome e somatiche.
Viceversa nell'animale si deve osservare, valutare e spiegare il
comportamento in termini di stimolo, risposta e compenso. Tuttavia é
scientificamente accettabile asserire che, se il gatto ha un aspetto aggressivo,
significa che é arrabbiato, cioé che l'espressione emozionale corrisponde allo
stato emotivo.
Per sottolineare maggiormente l'importanza dell'emotivita' viene riportata
una citazione tratta da Valzelli:
'Non é attualmente piu' possibile disconoscere l'importanza ed il peso
rivestito dall'emotivita' e dall'affettivita' sull'equilibrio psicologico dell'individuo
e, di conseguenza sulle sue prestazioni e capacita' di inserimento attivo
nell'ambiente sociale che lo circonda, specie quando si consideri il
comportamento emotivo come una reazione di adattamento ad una data
stimolazione.
Le reazioni emotive attivate nell'uomo da un dato stimolo in un
determinato momento sono da considerarsi ampiamente indipendenti dal
patrimonio delle precedenti esperienze, patrimonio che agisce solo come
personalizzatore della valutazione dello stimolo stesso e della risposta al
medesimo, e che diviene invece preponderante solo quando lo stimolo non é
univoco o appare comunque ambiguo o suscettibile di diverse interpretazioni. '
Molte sindromi della clinica medica affondano le loro radici piu' intime nel
sistema limbico stesso, cosi' che un gran numero di disadattamenti affettivo-
emotivi determinano un effetto di risonanza sull'assetto periferico
dell'organismo al punto da condizionare non solo cambiamenti momentanei,
ma anche alterazioni che possono prolungarsi nel tempo.
Un gran numero di ricerche hanno messo in luce il ruolo determinante
svolto dalle strutture del sistema limbico nella modulazione del
comportamento affettivo-emotivo: entro questo quadro si osservano reazioni
di paura e di aggressivita' difensiva in seguito a stimolazioni dell'amigdala in
diversi animali.
Il sistema limbico é il piu' complesso tra gli organi conosciuti e coinvolge
una serie di nuclei per formare un settore specializzato, che presiede alle
espressioni affettivo-emotive. Nella concezione di Mac Lean il sistema
limbico viene a coincidere con il cervello caratteristico dei paleomammiferi.
Esso puo' essere considerato come una delicata apparecchiatura dotata di
apparati analizzatori, moltiplicatori, attivatori ed inibitori - tali da costituire una
sorta di camera di risonanza alle afferenze esterne ed interne - che
condiziona la corretta sintonia dell'attivita' cerebrale alle richieste del
momento, oltre ad essere il coordinatore delle afferenze sensorie di diverso
tipo con le reazioni corporee e le necessita' viscerali (vedi Papez).
Il sistema limbico puo' venire considerato come il substrato
neuroanatomico vero e proprio delle espressioni emotive (vedi Fulton).
Si puo' affermare che cio' che l'individuo sente e prova é associato al
sistema limbico, mentre cio' che egli sa e conosce é funzione della
neocorteccia.
La trama anatomica del sistema limbico é una delle formazioni
filogeneticamente piu' antiche, il che fa si' che il sistema limbico sia presente
ed operante in tutti gli animali.
Esso puo' venire considerato come un denominatore comune, per quanto
riguarda la modulazione emotiva del comportamento, le cui spinte
motivazionali di base possono essere considerate sovrapponibili, nello
svolgimento dei processi psicologici basali, sia negli animali sia nell'uomo
(vedi Anand).
Il sistema limbico si struttura sulla base di numerose formazioni, in
massima parte appartenenti al rinencefalo e all'archipallio, cosi' da giustificare
l'ulteriore definizione di cervello viscerale, in quanto associato alle afferenze
orali, visive, uditive, olfattive, sessuali e viscerali (vedi Mac Lean).
L'importanza del sistema limbico nella modulazione del comportamento
risiede inoltre nelle sue molteplici funzioni associative ed integrative. Esse si
estendono anche alle attivita' di strutture cerebrali quali quelle dei labirinti, del
cervelletto e della neocorteccia.
Alla luce di quanto detto prendiamo ora in considerazione quale rapporto
esista tra sistema limbico e droghe ad ampia diffusione quali ad esempio la
morfina, l'eroina, la cocaina, la cannabis indica, l'LSD. Tutte queste droghe
per espletare la loro azione necessitano di siti particolari denominati recettori.
Il recettore puo' essere inteso volgarmente come l'orecchio della cellula: ogni
sostanza ha un suo recettore particolare. Esiste una sorta di affinita' elettiva
tra sostanza e recettore, come una chave e la serratura.
Per la morfina e l'eroina - due oppiati - vi é un'impressionante
abbondanza di recettori nel sistema limbico, il che suggerisce una spiegazione
generale per i cambiamenti emotivi provocati dagli oppiati, specialmente per
l'euforia che si instaura dopo iniezione di questi farmaci.
La cocaina e le anfetamine agiscono come sostanze stimolanti il SNC.
La loro azione influenzerebbe i neuroni noradrenergici e dopaminergici. La
noradrenalina e la dopamina sono due importanti neurotrasmettitori che
regolano il comportamento emotivo. Anche in questo caso il sistema limbico é
ricchissimo di neuroni noradrenergici, che pare abbiano un ruolo importante
nell'aumentare lo stato di vigilanza e la sensazione di euforia nel caso di
assunzione di cocaina.
Per i cannabinoidi la maggior densita' di recettori é presente nella
struttura ippocampale oltre che in altre sedi, come ad esempio la corteccia
cerebrale.
Gli effetti dell'LSD ed il suo possibile meccanismo d'azione
rappresenterebbero dei paradigmi per gli effetti che si potrebbero riprodurre
virtualmente nel tossicomane. Si pensa infatti che la stimolazione sensoriale
della pillola illuminante sia indiretta. I neuroni stimolati dalla dietilammide
dell'acido lisergico stabilirebbero contatti diretti con una struttura denominata
locus coeruleus. A sua volta questo centro nervoso innerva abbon-
dantemente sia strutture del sistema limbico che della corteccia cerebrale. I
neuroni del locus coeruleus - ricchissimi di noradrenalina - ammassano tutti i
messaggi sensoriali (visivi, tattili, olfattivi e gustativi) e la loro eccitazione
estrema, per esempio da farmaci psichedelici, fara' avvertire che tutte quelle
sensazioni stanno varcando i confini che esistono tra le varie modalita'
sensoriali.
Da questa breve e superficiale analisi emerge che il sistema limbico é il
percorso obbligato per la coloritura emotiva dei sentimenti e delle percezioni
sensoriali. Questo fatto suggerisce che la costruzione di modelli virtuali per il
tossicomane non puo' ignorare questo percorso obbligato: pertanto l'obiettivo
dovra' essere quello di togliere il veleno per lasciarne l'immagine.
In ultimo: tutte le correlazioni neurochimiche dell'emozione non analizzate
in questa sede potrebbero essere monitorate per valutare la potenza del
modello.
2) La dipendenza sociale é l'adattamento dell'individuo alla sua nuova
condizione di tossicodipendente. Egli si organizza in gruppi che hanno come
base culturale la sostanza comportamentalmente codificata.
La dipendenza sociale é uno dei momenti piu' difficili quando si vuole
interrompere il rapporto tra paziente e sostanza assuefacente, poiché esiste
sempre il pericolo che il soggetto disassuefatto ricerchi il gruppo originale.
E' auspicabile un intervento virtuale pure a questo livello, ad esempio
realizzando modelli strutturati in modo tale che rispondano ai bisogni del
gruppo, creando una forma di interscambio tra esperienza emotiva e cultura
informatica: in pratica un nuovo modo di condividere le emozioni. Questo
aspetto puo' essere ulteriormente sviluppato prevedendo la partecipazione alla
stessa esperienza virtuale di piu' tossicomani.
Per concludere: vi sono due aspetti da non sottovalutare.
Il primo, speculare alla tolleranza famacologica, é la tolleranza virtuale,
cioé l'adattamento del tossicomane agli stimoli virtuali.
Il secondo é la possibile propedeuticita' della realta' virtuale all'uso di
droghe.
Per quanto riguarda il primo aspetto riteniamo che questo problema possa
essere aggirato utilizzando strutture informatiche virtuali che introducano le
risposte e gli stimoli in modo non ripetitivo.
Per quanto attiene il possibile problema della propedeuticita' possiamo
controbattere che:
- in primo luogo la tecnologia virtuale é anche un avvenimento culturale
che puo' modificare in parte il nostro modo di relazionarci con il mondo
esterno;
- in secondo luogo poiché non esiste alcuna dimostrazione che un tipo di
droga sia propedeutico per un'altro tipo di droga: non si intravede motivo per
predire diversamente a riguardo della realta' virtuale.
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